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Essendo ogni persona unica nelle sue peculiarità, ogni intervento psicologico costituisce una storia a sé. Non esistono criteri standard, applicabili a priori, per definire un percorso psicoterapeutico. Le righe che seguono hanno lo scopo di provare a descrivere, solo a grandi linee, lo specifico orientamento psicoterapeutico adottato e - impresa ancor più ardua – ciò che avviene in terapia.
La speranza è quella di fornire un quadro d’insieme sufficientemente chiaro (o perlomeno stimolante), a chi si avvicina per la prima volta alla psicoterapia o a chi desidera approfondirne questa specifica metodologia.

La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) è ad oggi considerata, a livello internazionale, uno dei più affidabili ed efficaci modelli per la comprensione ed il trattamento dei disturbi emotivi e comportamentali.

Si basa sull’'assunto secondo il quale la sofferenza psicologica (e i problemi comportamentali) sarebbero in gran parte l’espressione di credenze ed aspettative disfunzionali relative alla possibilità che si realizzino conseguenze particolarmente temute per lo specifico individuo (ad es. perdere il controllo di sé o di ciò che ci circonda; sentirsi privo di valore personale; essere autore di una colpa cruciale e, dunque, meritare sdegno e disapprovazione; ammalarsi gravemente o contaminarsi; essere escluso e non apprezzato dagli altri; ecc.).

Secondo questo modello, dunque, le situazioni reali possono esercitare un ruolo nella determinazione dei disturbi psicologici esclusivamente attraverso l’interpretazione prodotta dalle strutture e costruzioni cognitive dell'individuo.

Queste ipersensibilità, una volta individuate e condivise, vengono interpretate alla luce della specifica storia personale del soggetto, e gli schemi di significato con cui questi si relaziona col suo mondo (che possono avere un carattere di pervasività anche in aree non sintomatiche del soggetto), vengono resi consapevoli per essere discussi insieme al terapeuta.

Il terapeuta aiuta il soggetto a ricostruire la propria storia di apprendimento, e a rendersi conto che alcune idee su di sé e sul mondo sono state concepite in circostanze particolari, soprattutto nella relazione di attaccamento con gli adulti significativi.

Completata questa prima fase “diagnostica”, si propone al paziente di modificare i vecchi schemi generatori di sofferenza svelandone la soggettività, la parzialità e l’inadeguatezza. Seguirà dunque una fase ricostruttiva, in cui gli schemi indagati saranno sostituiti con altri, nuovi e più idonei. Questi non verranno “forniti” dal terapeuta, ma il paziente sarà sollecitato ed aiutato ad esplorare nuovi modi di costruire la realtà, identificando le alternative possibili, articolandole al massimo grado ed, infine, sperimentandole.

La tradizione scientifica cui si fa riferimento è quella empirista, che è rappresentata oggi dalla terapia cognitivo-comportamentale, cognitivista e costruttivista. Questa psicoterapia, per raggiungere gli scopi che abbiamo brevemente indicato, si serve di un articolato sistema di conoscenze, procedure e tecniche. (vedi Tecniche)

Così descritto il processo terapeutico sembra lineare, quasi semplice. Ogni percorso in realtà è unico e irripetibile, e perché la terapia funzioni occorrono numerose condizioni. A parte la motivazione del paziente al cambiamento e la competenza/professionalità del terapeuta, occorrono almeno un paio di premesse fondamentali che hanno a che fare con entrambi gli attori coinvolti: l’instaurarsi tra paziente e terapeuta di una relazione intensa e di un linguaggio comune, o meglio di un contesto condiviso di significati in cui siano possibili scambi importanti.

 

Si riceve su appuntamento in zona Prati/Mazzini, in zona Libia/Somalia e in zona Tiburtina/Pietralata: 
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