Il bambino maltrattato, conseguenze e esiti

Il bambino maltrattato: conseguenze e esiti

Alessandro Gamba

www.studiodipsicologia.net

 

L’analisi dell’ampia letteratura sulle conseguenze negative del maltrattamento psicologico ha individuato molte aree compromesse che  coprono una vastità di sintomi a breve e a lungo termine quali: enuresi, encopresi, disturbi di alimentazione, bassa stima di sé, instabilità emozionale, ridotta sensibilità emozionale, mancanza di fiducia negli altri, dipendenze da droghe e alcol, difficoltà di apprendimento, depressione, ritardo nello sviluppo, prostituzione, delinquenza. Alcune aree di sviluppo appaiono, comunque, più frequentemente compromesse di altre, tanto che sono state individuate connessioni più consistenti tra maltrattamento psicologico e stile di attaccamento, adattamento e competenze sociali, problemi comportamentali, abilità cognitive, apprendimento scolastico.

L’abuso emotivo è inevitabilmente sottostante al maltrattamento fisico, alla trascuratezza e all’abuso sessuale. Proprio gli aspetti di abuso emotivo sono all’origine di pesanti danni evolutivi, poiché incidono sulla strutturazione del senso di Sé, producono una percezione interna di svalutazione, di non meritare rispetto e amore, danneggiano il sistema nervoso, il funzionamento intellettivo ed emozionale e creano le premesse ad uno stato di grande vulnerabilità. La capacità di formarsi opinioni significative riguardo a se stessi, agli altri, all’ambiente, e al futuro, si basa sull’apprendimento nell’infanzia. Nei bambini abusati questa abilità e la percezione di sé sono spesso distorte a causa delle violenze subite: possono essere sovrastimati i pericoli e le avversità del mondo ed essere sottostimati l’efficacia e il valore personale.

La trascuratezza, sovente congiunta alla violenza fisica o psicologica, non è sporadica o momentanea, ma si configura come una  relazione stabile e duratura nel tempo che contrassegna l’esistenza del bambino per anni, proprio quegli anni che vedono la formazione della sua personalità. Il bambino, impossibilitato a reagire, si adatta, costruendo un’organizzazione psichica coerente con il maltrattamento subito, contraddistinta da una percezione negativa di sé, da sfiducia, incertezza e fragilità emotiva. Gli effetti della trascuratezza emotiva si vedono nella salute fisica, nella formazione dell’identità, nello sviluppo emotivo e comportamentale, nelle relazioni familiari e sociali, nell’autoaffermazione e  nella cura di sé. Alla trascuratezza cronica si associano le gravi conseguenze della malnutrizione, del ritardo di sviluppo fisico, dell’aumentata morbilità e predisposizione agli incidenti, in assenza di cause organiche nel minore. Naturalmente altri effetti negativi della trascuratezza si possono osservare nell’ insicurezza nei legami d’attaccamento; l’aver sperimentato una madre gravemente disattenta ai segnali di paura, alle richieste di aiuto o di consolazione porta questi bambini a divenire, nei legami, estremamente lamentosi o collerici, frustrati, non collaborativi e incapaci di mostrare sentimenti positivi.  Bambini trascurati in età prescolare manifestano poca autostima, incapacità di controllare gli impulsi, distrazione, e incostanza nei compiti. Nell’età scolare, spesso i bambini con una storia di trascuratezza sono passivi, poco attenti e coinvolti, privi di autonomia e di  creatività, incapaci di controllare i propri impulsi e con notevoli difficoltà di apprendimento. Queste difficoltà  permangono e si intensificano nell’adolescenza, associate il più delle volte problemi di rendimento scolastico.

Come scrivono Isola, Patrizi, Riso (in Giamundo, 2014), a differenza di quanto avviene a seguito di un trauma acuto, è frequente che le multiformi manifestazioni della trascuratezza non vengano percepite dal bambino come destrutturanti o soverchianti l’equilibrio emotivo. La cronicità del maltrattamento rende infatti l’esperienza paradossalmente prevedibile e quindi, in qualche modo, funzionale alla coerenza e continuità del sé. Certo è che l’assenza dello sconvolgimento acuto non ha alcun valore protettivo, aprendo piuttosto la strada a un complesso effetto pervasivo a carico dei processi di autoregolazione psicobiologica, di adattamento all’ambiente interpersonale e di costruzione dell’immagine di sé, che può avere effetti profondi e duraturi sullo sviluppo del bambino. Gli studi longitudinali hanno infatti evidenziato che crescere in ambienti disfunzionali, caratterizzati da deprivazioni e grave inadeguatezza genitoriale, può portare a conseguenze che, per “effetto cumulativo” (Erickson et al., 1989), rischiano di ostacolare, nelle successive fasi di vita, il normale percorso di crescita fisica, cognitiva ed emotivo-relazionale del minore.

C’è accordo nel sostenere che l’età del bambino abbia un ruolo importante nel predire le conseguenze sul suo sviluppo (Giamundo, 2014). In particolare, sembra che più precoce e pervasiva sia la trascuratezza, tanto più devastanti saranno le conseguenze. A tal proposito, la letteratura ci fornisce diverse descrizioni cliniche di bambini istituzionalizzati e/o vittime di forti deprivazioni sensoriali, emotive e cognitive durante i primi anni di vita, in cui si riscontra un funzionamento deficitario e un ritardo rispetto all’età cronologica (Spitz, 2009).

Le ricerche confermano pertanto che quanto più un bambino rimane in un ambiente sfavorevole, quanto più precoce e pervasiva è il neglect, tanto più ne risulteranno deficit indelebili e profondi. Se allontanati dal contesto deprivante e affidati a famiglie supportive, si evidenzia un recupero significativo della funzionalità e delle dimensioni del cervello, inversamente proporzionale all’età in cui il bambino viene allontanato dalle figure di accudimento trascuranti. In particolare, come già sottolineato, la trascuratezza è spesso cronica e solo di rado episodica. I bambini possono perciò crescere nell’assenza di consapevolezza che questa sia una forma di maltrattamento. Tale aspetto compromette ulteriormente la possibilità di un intervento precoce, volto a favorire lo sviluppo delle acquisizioni cognitive ed emotive.

Il grado di severità degli esiti patologici del maltrattamento psicologico dipende da diversi fattori:

  • il primo fattore è dato dalla compresenza di diversi tipi di maltrattamento sullo stesso minore. L’abuso sessuale, che implica comunque un abuso emotivo, si associa il più delle volte, a mancata protezione da parte del genitore non direttamente abusante. Così il maltrattamento fisico da parte di un genitore vede sovente la mancata tutela da parte del genitore non violento.
  • il secondo fattore è dato dalla cronicità: gli abusi non sono comportamenti sporadici o momentanei, ma si configurano come forme di relazione stabili e durature nel tempo che contrassegnano l’esistenza dei bambini per anni, proprio quegli anni che vedono la formazione della personalità. L’esperienza abusante o trascurante diventa una caratteristica intrinseca della relazione, a cui il bambino, impotente a reagire, si adatta, costruendo un’organizzazione psichica coerente con il maltrattamento subito.
  • Il terzo fattore è la progressione e l’aggravamento degli abusi nel tempo; tale aspetto è ascrivibile sia all’incapacità degli adulti di cogliere il nesso tra il maltrattamento agito e il disagio espresso dal minore, sia dall’interiorizzazione da parte di quest’ ultimo, di un’identità negativa, stigmatizzata, che fornisce all’adulto un ulteriore autorizzazione al proprio comportamento.
  • il quarto elemento che produce patologia è nella coerenza delle relazioni maltrattanti: entrambi i genitori sono uniti nella mancata protezione del bambino, che vive nell’isolamento e sente di non poter contare nemmeno su di un adulto testimone della sua sofferenza.

Di seguito alcuni indicatori emotivo-comportamentali di maltrattamento psicologico, divisi per fascia di età:

  1. età prescolare (disturbi del linguaggio/scarsa loquacità, turbe del sonno, enuresi, povertà nel gioco simbolico e nella creatività, bassa autostima, scarso sviluppo delle abilità adattive e sociali)
  2. età scolare (deficit cognitivi, difficoltà nel problem-solving e nella concentrazione, difficoltà scolastiche, scarsa fiducia negli altri, adultizzazione, rigidità, sintomi ossessivi, fobici, tic, masturbazione compulsiva, interessi sensoriali insoliti e ristretti, oscillazione tra sottomissione per compiacenza e richieste esigenti per attirare l’attenzione)
  3. adolescenza (modalità relazionali passive o reattive, peggioramento del livello di autostima, peggioramento del rendimento scolastico

 

 

Fonti e Bibliografia:

 

  • Psychomedia, Bruno D. (a cura di): http://www.psychomedia.it/pm/answer/abusndx1.htm
  • Erikson, M. F., Egeland, B., & Pianta, R. C. (1989), The effects of maltreatment on the development of young children. In D. Cicchetti & V. Carlson (Eds.), Child maltreatment: Theory and research on the causes and consequences of child abuse and neglect. New York: Cambridge University Press.
  • Synergia Centro Trauma, http://www.synergiacentrotrauma.it/arg_Violenza-conto-bambini-e-adolescenti_10/art_maltrattamenti-fisici-trascuratezza-violenza-psicologica_351
  • Spitz R (2009), Il primo anno di vita del bambino, Giunti, Firenze.
  • Isola L, Patrizi C., Riso C. in Giamundo V. a cura di (2014), Abuso e maltrattamento all’infanzia. Modelli di intervento e terapia cognitivo-comportamentale. F.Angeli, Roma
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